3 settembre 2012

L'abitudine delle brutte cose.


E’ vero.
Prima erano definiti handicappati, i mutilati che oggigiorno godono di privilegi e priorità che dovrebbero servire a compensare certe loro deficienze fisiche.
Non dico che non si debbano fare rampe a scivolo per carrozzelle se la scuola ha tre o quattro gradini per raggiungere l’entrata e nemmeno che i ciechi non abbiano una certa sicurezza nell’attraversare la strada al semaforo garantita dal “cicalino” che fa pipipipipi appena sta per scattare il rosso. Tantomeno non vorrei mai che si fosse negata a certa gente l’opportunità di avere un lavoro tanto da garantirsi una badante, o fisioterapie mirate onde evitare un peggioramento di una situazione già tragica di suo.
Voglio fare la vaga toh! E aggiungo anche che voglio soprassedere al fatto che io, madre di due bambini piccoli, senza lavoro da ormai non so più quanti anni, sia passata stamane dallo “Sportello Donna” dell’ufficio di collocamento dove evidentemente non frega un cazzo a nessuno se non ho di che dar da mangiare ai figlioli e che sia rimbalzata alla grande per l’ennesima volta. Ma che mi si venga a dire che per un lavoro part time ( se non sono a casa entro le 16.30 lo scuolabus suona, suona e alla fine mi molla i bambini dai carabinieri, perché io sono da sola e ci devo essere... non è un problema questo?) si debbano avere determinati problemi che potrebbero ostacolare orari più lunghi non lo accetto. Non lo accetto se ancora ci vedo, cammino sulle mie gambe o non sono portatrice di qualche limitazione fisica.
Ci sono tanti problemi al di là del fatto che uno sia portatore di handicap, che rendono una persona incapace di lavorare.
Per lavoro si intende un’attività retribuita. Quello di madre, benché ella porti un peso superiore al suo regolamentare per nove mesi, sfami i propri piccoli con un nettare scaturito dal suo corpo per minimo 10 mesi e per il proseguo di tale scaturire ha bisogno di energia e si faccia da sola tutti e tre i turni avvicendati che generalmente in una fabbrica sono gestiti e regolarizzati dalla legge 626 che vieta l’accostarsi di due dei tre turni se non c’è almeno 8 ore di riposo consecutivo, non è contemplata come tale.
C’è gente che si separa perché lei sta allattando e la ritiene una cosa più importante che mollare un bambino ad una nonna o a una baby sitter con una sterile tettarella di biberon e un cazzo di latte artificiale... polverina inquietante... non mi si venga a dire che il latte di mamma non ha i suoi vantaggi!
Tuttavia e a parte i problemi che i non handicappati trovano davanti allo sportello dell’ufficio di collocamento, quella delle Paralimpiadi la ritengo una tra le fiere del cattivo gusto più atroci che questa Civiltà abbia mai creato.
Una mostra di ogni cosa la Natura sia capace di generare quando si “distrae” e di come un uomo sia capace di ridursi quando gli sfugge di mano il proprio istinto di conservazione.
In una pista da corsa si allineano otto carrozzelle, vi siedono sopra ragazzi senza gambe perché nati mutilati, altri ci si sono ritrovati per sbagli medici e altri in seguito ad incidenti. Lo sparo dà il via alla gara. Corrono... vabe’... come funziona? Vince chi fa girare più velocemente le ruote della carrozzella? A cosa si fa l’antidoping? Al tizio che spinge o basta guardare che tipo di lubrificante hanno usato per oliare le ruote?
La mia non è crudeltà, sia chiaro. Federico mi può essere testimone. Federico è una persona coerente, non si definisce “disabile”, tantomeno “diversamente abile”. Odia questi vezzeggiativi creati in un era dove pareva offensivo perfino sottotitolare alla pagina 777 del televideo i film per i “non vedenti”.
Nessuno vuole limitare lo sport agli handicappati, assolutamente, tuttavia da ciò a istituire un teatrino degli orrori con tanto di sponsor e mondovisione, mi pare un’oscenità che batte perfino le crudeltà sponsorizzate per millenni da Santa Madre Chiesa e tutti quei mangiapane a tradimento dei missionari della Carità di questi miei paio di coglioni.
E a proposito di vezzeggiativi cretini, l’Ufficio di collocamento non si chiama più così, bensì “Centro per l’Impiego”, che tipo di Impiego venga trattato ancora non ho capito, però per un fatto di decenza adesso si chiama così.

1 commento:

  1. Ti sono testimone, sì, ma quando sei lì faresti di tutto per far vedere al mondo che riesci ancora a valere qualcosa. E sebbene la fiera appaia di cattivo gusto, se queste persone vogliono provare a tirare un canestro, o a battere un certo record "oliando le ruote delle proprie carrozzine", in fondo che male fanno?
    Per tutto il business che viene ricamato dietro invece, sono d'accordo con te, ma se permetti vale anche per gli atleti sani. Tutte prime donne.

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