25 gennaio 2013

Non si legge col naso! Non si scrive per profumo!


Questo intervento non è altro che il “canovaccio” della mia 40^ puntata del podcast, ma vista l’importanza che ha per me questa cosa e considerando che non tutti i miei amici hanno la possibilità di ascoltare una radio, perché sono al lavoro, o all’università, o semplicemente perché non a tutti piace la radio, ho scelto di mettere qui tutto ciò che dico per radio. 
Sarà un intervento lunghetto, chiedo scusa, ma era importante per me far capire alcune cose... e non ho detto nemmeno tutto ciò che ci sarebbe da dire. 
La verità è che sto cercando di concretizzare la storia dell’autopubblicazione, il che in Italia non è cosa disinvolta. Vediamo perché:

Innanzitutto premettiamo subito che in nessuna parte del mondo, una casa editrice si prende la briga di rischiare con autori sconosciuti, nemmeno quelli che pare siano bravi. Ognuno di coloro che sperano di diventare scrittori devono, alla fine del completamento del loro primo lavoro, fare i conti con l’omertà che deriva dal guadagno facile.
Chiediamoci per un attimo come possa un libro come Harry Potter aver fatto successo. Molta della gente che conosco dirà: “Ma perché è stupendooo!!!” e fin qui credo possiamo essere anche d’accordo. Che il genere piaccia o meno, è indubbiamente una storia che ha il suo perché, pieno di trovate geniali sebbene non sempre del tutto originali. Il modo di scrivere della Rowling ha già una base buona di suo, poi diciamo che ha avuto buoni amici che nel rileggere il manoscritto hanno saputo correggerle le immancabili mancanze (e scusate il gioco di parole) che ognuno di noi ha quando scrive.
Tuttavia anche la Rowling all’inizio non ha mai ricevuto risposte positive.
Passiamo adesso all’altro estremo della letteratura e chiediamoci la stessa cosa su 50 sfumature di quella stronzata megagalattica della James e cerchiamo una risposta abbastanza accettabile che giustifichi un successo così strepitoso. Non c’è originalità, ha una trama che è lievemente più complessa rispetto a un normale film porno, la James ha una capacità di scrittura che rasenta quella di mio figlio che fa la terza elementare. Entusiasta del suo lavoro avrà fatto leggere il manoscritto a qualcuno di sua conoscenza che ha quanto meno considerato che poteva funzionare solo perché la gente compra anche ciò che non gli serve, basta azzeccare l’iter pubblicitario.
Ovviamente anche la James è stata rimbalzata da tutte le case editrici a cui si sia raccomandata con quel... “coso” che la gente chiama libro.
E poi si viene a scoprire che scrittori del livello di Chris Kuzneski, o di James Patterson, per mantenerci nella sfera straniera, hanno tutti ricevuto dei no. Poi vai a leggere un loro libro e tu, che oltre a leggere, scrivi pure ti dici... “Sono rovinata! Se hanno detto no a loro, a me manco mi cagano!”
Vero.
Non c’è cosa più vera.
E allora sveliamolo questo mistero! Dunque: nessuna casa editrice ti cagherà mai!... E ciò ha pure un suo motivo più che valido. Al giorno d’oggi tutti abbiamo capacità di scrittura, ci hanno mandati a scuola fino allo sfinimento, inoltre, oltre ai maschietti, adesso ci si son messe pure le donne a scrivere. Insomma siamo non raddoppiati, bensì centuplicati e i redattori delle case editrici chi sono per decidere che tu fai schifo e io invece no? Quindi lasciano la decisione ai lettori e solo dopo che vedono che vendi, ti cercano e ti propongono qualche contratto. E’ giusto, assolutamente giusto perché se io fossi stato un redattore probabilmente la James sarebbe ancora a masturbarsi sognando mister Gray e invece guardate cos’ha fatto! Ha ridotto alla masturbazione mezzo mondo, con una storiella sconclusionata, ridicola e inveritiera, scritta senza la benché minima concezione di cosa sia la grammatica! E i traduttori le sono andati dietro... tristemente.
Stiamo confidando in una qualità migliore nel film... e menomale che ci sono i pirati della rete che ci fanno risparmiare i soldi del cinema! Perché con certe prerogative è meglio non rischiare!!

Dunque, chiarita la faccenda che nessuna casa editrice prende in considerazione i manoscritti che arrivano in redazione, anzi,nemmeno li aprono, li tengono un po’ lì e poi li schiaffano al macero, tu cosa fai?
Innanzitutto hai finito anche quelle tre papette che avevi, perché inviare un manoscritto per raccomandata, dopo che l’hai infilato in una busta imbottita perché arrivi il più possibilmente integro a dieci o venti case editrici ti costa, tra fotocopie e spedizione, dai 150 ai 300 euro. Sapevate che solo il 2% accetta l’invio per mail di un formato elettronico? Moderne vero?
Ora, non per fare i conti in tasca a nessuno, ma non tutti scrivono per diletto e poi inviano per pura curiosità. C’è chi lo fa per passione e per far diventare questa passione un lavoro e che attualmente non stanno facendo nulla, non percepiscono nulla e 150 euro alla fine del mese fanno la differenza eccome.
Quindi tutti questi nuovi autori si sfoltiscono dividendosi in coloro che si arrendono e coloro che hanno fiducia nelle proprie capacità... eh sennò si sarebbe tutti scrittori, no?
Procediamo: Essendo rimbalzati con le case editrici più famose, ci rivolgiamo a quelle più piccole, che ti chiedono il 50% della spesa, poi metà copie le danno a te che ti devi sbattezzare a distribuire, vendere e promuovere e metà le distribuiscono, vendono e promuovono loro. Ma poi vieni a sapere che verranno stampate solo quelle che dovranno essere date a te, e solo in caso non bastassero la casa editrice stamperà anche il resto (e come d’accordo penserà a fare il lavoro su un terreno che se ti è andata bene hai spianato con le sole tue forze).
A questo punto ti senti ferocemente presa per il culo e allora ti dici “se tanto devo fare tutto da sola mi autopubblico” e qui avviene un ulteriore sfoltimento tra autori che non sanno dove mettere le mani e altri che un po’ si barcamenano ed ecco che on line si apre un mondo di opportunità, ovviamente anche queste costano, ma hanno altri tipi di prezzi.
Però...
... cioè, tu scrivi, vale a dire apri un documento word e inizi a digitare sulla tastiera cose... Aprendo questi siti per autopubblicazioni ti imbatti in termini che nemmeno sapevi esistessero... il famoso legalese e benché ci sia sempre accanto uno sputo di spiegazione, arrivi in fondo al modulo per un preventivo di stampa che sei più ubriaco che altro. Molto dell’entusiasmo è finito incastrato tra layout, impaginazione, tipo di carta, brossura, rilegatura a filo o a punti metallici, Invio in formato PDF, eccetera... Cioè, come cazzo vuoi che te lo invii questo fottutissimo manoscritto? Come me lo stamperai?
Ti accorgi che ti ci vuole qualcuno che sappia dirti cosa significano tutte quelle parole e ti metti a scarrellare tra i tuoi amici... sennò si sarebbe tutti scrittori, no? L’ho già detto? Vabe’.
Ma ecco che all’orizzonte ti si profila una spiaggia luminosissima, molto più accessibile, anche per le tue tasche e per chi ti comprerà il libro: il formato elettronico! Il famigerato ebook.
Pubblicare in formato elettronico richiede meno spesa, perché il materiale è virtuale, per iniziare andrebbe benissimo, poi nulla vieta di procedere anche in cartaceo. L’ebook costa a chi lo compra un terzo del cartaceo, inoltre se a uno il libro piace particolarmente può benissimo comprarne la versione cartacea in un secondo momento, un ebook costa 4-5 euro... a volte se ne spendono di più per cose che poi abbandoniamo o non usiamo... e ancora hanno il cartellino attaccato!
Ed ecco che avviene la selezione più drastica di tutto l’iter. Sei un autore italiano.
In Italia purtroppo siamo indietro anni luce dal resto del mondo, ho un amico che sta a Cuba e lui mi ha detto che l’80% dei lettori a cuba si servono di ereader. E’ stato lui a incoraggiarmi a intraprendere la strada dell’elettronico, ma...
Vai su internet e vedi pubblicità deleteria sugli ereader, in cui si paventa il controllo da parte delle case editrici su cosa leggi, quanto e come leggi, su virus informatici più letali dell’ebola. Un’inquisizione oscurantistica e retrograda.
Poi vai su facebook, per dirne una, e vedi stati pietosi dei tuoi amici e degli amici dei tuoi amici, insomma di tutta l’Italia in cui dicono che di un libro gli piace annusare la carta, sfogliarlo avanti e indietro, farci le orecchie alle pagine, osservare la copertina, toccarne la rigidezza, farci sesso alla spagnola infilando il membro tra le pagine come se fossero tette misura sesta! Maccheccazzo!
E tu tristemente ti accorgi che gli italiani si credono solo lettori, in realtà sono una mandria di analfabeti spaventati e sessualmente confusi.
Tu sei italiana e se vorrai pubblicare qualcosa dovrai lottare con forze ben oltre più potenti dell’Imperatore Palpatine... altro personaggio creato da uno che italiano non era, buon per lui, per questo ha fatto successo.

A questo punto non mi resta che pregarvi di chiedervi dove dovremmo davvero fare del razzismo. Nessuno vi chiederà mai di pulirvi il culo con l’iPad, ma ostacolare la lettura e la scrittura per una questione di carta che odora è assolutamente assurdo.
Quando ero piccola c’erano i dischi in vinile, entravo alla Ricordi e c’era odore dell’antistatico per la polvere da spruzzare sul panno che poi passavi con mano delicata sul tuo disco, lo usavano in negozio e te lo vendevano, anche il vinile aveva il suo profumo. Adesso ci sono i CD, i DVD e gli iPod, senza nessun profumo eppure ci siamo adattati. Ne abbiamo guadagnato in qualità? Forse, ma credetemi, la morbidezza del suono registrato su vinile è un’altra faccenda... La finezza del diamante della puntina regge il confronto di un laser alla grande.
Inoltre non dimentichiamoci che anche chi non può, per motivi fisici, di salute, recarsi in una libreria e passare mezza mattinata a odorare, sfogliare, masturbare libri e poi comprarli, ha diritto a leggere. Anche chi non può voltare le pagine perché è senza braccia ha questo diritto. Quindi ostacolare, con pubblicità fuorvianti l’introduzione degli ebook è un po’ come dire a uno in sedia a rotelle: “vai pure in cima alla torre, c’è una vista magnifica... ma arrangiati perché non ci sono ascensori.”


5 commenti:

  1. In definitiva sono d'accodo con te sul non ostacolare la pubblicazione virtuale, però ti faccio una domanda: tu spenderesti 4-5-6 euro per comprare un libro virtuale, di uno scrittore sconosciuto, su un sito che non ti fornisce una recensione o un giudizio, non dico tanto ma quantomeno il più "professionale" possibile?
    Permettimi, ma io soldi da buttare non ne ho.
    Se non si crea un sistema virtuale che abbia delle basi che non siano il solito amatoriale da quattro soldi, allora è normale che la cosa non spopolerà mai.
    Io per prima non comprerei mai, ed effettivamente non compro, da siti virtuali che ti possono pure accozzare una fregatura proprio per la mancanza di figure che "giudichino", sebbene anche non professionalmente ma che almeno ne scrivano una breve recensione, un manoscritto "rilasciato al pubblico".
    Cioè, secondo me tutti hanno il diritto di provare a pubblicare, ma ci vuole anche un gruppo di persone che facciano una recensione su un libro, perchè su quei siti virtuali di pubblicazione uno può anche mettere a 4 euro il suo libro e magari dentro ci ha scritto solo "sei un coglione!". Non so se mi sono spiegata...

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    1. Nessuno ti dice di comprare da siti pacco, amatoriali, poco affidabili. Come uno che si autopubblica non significa che mancherà di recensioni o quant'altro.
      Ogni sito (serio) per autopubblicarsi si avvale di circuiti di vendita e promozione validi, tipo Feltrinelli, Amazon...
      Quello che frega le persone, soprattutto quelle che scrivono è di restare ancorate ad un sistema che andava bene quarant'anni fa. Adesso le cose stanno cambiando velocemente, talmente velocemente che la maggior parte non sa più quali siano i passi da fare.
      Dai retta a me: manda il tuo romanzo a uno scrittore, ma non italiano, fallo tradurre in inglese e mandalo ad uno straniero (dopo averlo protetto con Copyright regolare e inviagli anche il codice di Copyright che ti hanno assegnato), se vuoi puoi inviarlo anche a uno italiano, tipo Giulio Leoni è una persona molto educata, se non recensiscono loro di persona te lo fanno recensire da loro conoscenze.
      È un lavoro, ci dobbiamo dedicare, Maddy, come a un figlio che stai partorendo. Sei tu che devi partorire, non puoi delegarlo a nessuno. Qualcuno potrà tenerti la mano, asciugarti la fronte, ma sei tu che devi spingere... Capita la metafora?
      ... Altrimenti si sarebbe tutti scrittori, no? ^^

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  2. Si, ma io non ho ancora capito i passaggi di queste autopubblicazioni. Dove vado? A chi mi rivolgo? Che devo fare? E poi, come fanno a comprare il mio libro? Ed io dove devo andare per comprare i libri degli altri?

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    1. Sei nella fase confusionaria in cui cadono tutti quelli che si accorgono di vivere in un mondo di omertà e per pochi "eletti". Quelli che nel mio intervento chiamo "coloro che si arrendono"... Questa non è la sede adatta per parlarne. Ci sentiremo presto, perché né io né tu siamo gente che si arrende.
      Te lo prometto.

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    2. Tienimi informata perchè sono interessata. Q__Q

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