7 dicembre 2013

Remake di osservazioni natalizie.

Questo intervento lo scrissi nel lontano dicembre 2008, ma trovandosi all'interno del mio vecchio blog su wordpress, blog ormai in disuso, è finito nei meandri del dimenticatoio.
Tuttavia lo trovo ancora molto attuale e siccome ci stiamo avvicinando all'ennesimo periodo di sfarzo consumistico, alias il Natale, lo ripropongo come vademecum per coloro che nel frattempo sono diventati genitori.

Quasi tutti mi chiedono:
- Ma perché non ti piace il Natale?-
Il fatto è che non è che non mi piaccia il Natale, per la verità è una festa piuttosto piacevole, con tutte quelle lucine, quelle palline che con l’entrata vigorosa dei cinesi sul mercato non costano neanche più uno stonfo! E’ tutta la fiera di falsa bontà che ci gira intorno che non sopporto.
Finché ero una ragazzina non mi rendevo conto, praticamente, se è vero che il Natale è la festa dei bambini io, in quanto tale, ero tutta nel mio centro. Le cose hanno preso diversa piega diventando grande e assistendo a tutto quanto dall’ottica di genitore quale sono diventata.
Adesso non vorrei cadere sul tragico, pertanto userò i simpatici termini dei comici di Zelig e vi invito a immedesimarvi nella madre, che il giorno di Natale è in attesa dei nonni in arrivo per il pranzone, tutta indaffarata a sistemare gli ultimi dettagli perché niente rimanga incompiuto, mentre i figlioli, già svegli da un bel po’ scarrozzano euforici per casa tra pacchi già sotto l’albero e la consapevolezza che con i nonni ne arriveranno altri, mentre il marito ammonisce con voce bonaria:
- Bimbi, stateve’bboni, che Babbo Natale vi guarda.- Ovviamente cacato meno di zero!
Alla fine ecco la prima macchina di nonni, seguita a ruota dalla seconda e la fiera delle vanità ha inizio da quando i nonni scaricano fuori dall’auto le nonne, allontanandosi in cerca di parcheggio e tutte e due le vecchie si prodigano a berciare notizie sul prezioso contenuto del gigantesco pacco che ognuna di loro reca seco in braccio.
Nonna numero uno: – Una cazzatina, un camioncino dei pompieri che cammina da solo, suona la sirena, muove la scala, spruzza l’acqua… una cosa da niente, sai, 250 euri. C’era anche quello che faceva il caffè… 350 euri, ma tanto i bambini il caffè mica lo prendono…- 
Tanto per dire che son giocattoli completamente idioti e diseducativi, vedremo in seguito perché. Intanto la mamma inizia a sentirsi male.
Nonna numero due: – Niente di che, non ti credere… solo un completo guardaroba per sbarcare questi due mesi di freddo che rimangono…- Che, anticipo, i bambini non si inculeranno neanche per sbaglio perché l’attenzione sarà concentrata sul famigerato camion dei pompieri che “fa tutto da sé, con cento euro in più pure il caffè”! E infatti dopo aver passato l’intero pranzo con lo sguardo rivolto all’angolo dei regali, arriva il momento dello scarto di questi e con esso la crisi inevitabile.
Stracciate le carte con avidità e scaraventati in un cantuccio tutti i regali che non hanno catturato particolare interesse, arriva l’ora fatidica del camioncino dei pompieri, che, alla faccia del camioncino, è un affare in scala 1:10 di un camion reale e mentre la mamma pensa sgomenta: “E adesso dove cazzo me lo ficco ‘sto coso in un appartamento di 70 metri quadrati?” la nonna decanta in tempo reale tutte le fantastiche prestazioni del balocco. Ma, aimé, arrivato ad accenderlo non funziona nulla.
- Ma è rotto!!- Esclama disperato il bambino, mentre il fratellino, ancora troppo piccolo si diverte più con gli incartamenti che con ciò che contenevano.
- No, non è rotto…- Tampona la nonna arrossendo in faccia.  Mancano le pile!-… 
Già… le pile, che mai nessuno si ricorda di comprare e mentre il bambino in piena crisi epilettica “pretende”, rotolandosi a terra con tanto di bava alla bocca che quell’affare dia mostra delle sue capacità, la mamma e il babbo cercano di materializzare le pile necessarie rovistando tra i cassetti, togliendole dai vari orologi, macchina fotografica, rasoio elettrico e via così. Che poi io me la rifaccio pure con chi progetta questi balocchi infernali, che per fare tutto quello che fanno necessitano di un’energia straordinaria. E allora mi dico: Ma per la Pazienza di Zeus! Ma fai che ci vogliano due belle torce grosse come pacchetti di caffè, che ci spendi pure 20 euro, ma per lo meno non ci torni su per qualche giorno! No…quindici microstilo!!
Mapporca della puttana della mamma di chi ti ha dato la laurea in ingegneria! Che poi son tutti ingegneri queste teste di cazzo.
Come fai a concepire un balocco del genere e pretendere che l’acquirente si metta a comprare una vagonata di pilettine piccole come scarafaggi, che durano quattro minuti e mezzo e poi c’è da ricomprarle?
Ed io? Dove vado a trovare quindici microstilo il giorno di Natale???
Intanto il bambino è mezzo morto di epilessia, la nonna mortificata si sta giustificando e la mamma si accende di manie omicide. Vecchia rimbambita, hai speso 250 euro per un cazzo di camioncino, spendine altri 10 e porta le pile!!
Alla fine della caccia alla pila il risultato è il seguente: tre pile mezze scariche che non potrebbero far partire neanche la radio sveglia.
Con santa pazienza la mamma raccoglie la creatura sbavante da terra e se la porta con sé in bagno per una riassettata, parlandole con estrema pedagogia, fino a convincerla, ovviamente in modo del tutto indiretto, che la nonna si è dimenticata le pile perché è vecchia, poveretta, laddove il “poveretta” sta per “rintronata”, ma che appena possibile la mamma e il babbo faranno partire quel satanasso.
Dopo un quarto d’ora, che vi assicuro passarlo a calmare un bambino in crisi isterica è un tempo infinito, la mamma e il figlio escono dal bagno. Tutto pare tornato alla normalità, ma ecco sbucare da dietro un angolo la nonna ancora in preda ai sensi di colpa che demolisce, pronunciano l’unica parola inconcepibile dal cervellino di un bambino di 5 anni, tutto l’operato della povera genitrice:
- Tesoro… non preoccuparti, vedrai che domani troveremo le pile!-
Domani?… Ma che vuol dire domani?
Allora, sappiate già da ora che la concezione del tempo per un bimbo al di sotto dei 9 anni che desidera una cosa, è un po’ come quello di un adolescente in piena tempesta ormonale e tutto ciò che riesce ad accettare è “LO VOGLIO FARE ORAAAAA!!!!!!”… non esiste domani.


Ovviamente il bambino ricomincia a frignare, ma noi mamme abbiamo sempre un’arma nascosta, magari la giornata è rovinata, ma in fondo il Natale è la festa dei bambini, non dei genitori. Noi possiamo solo sperare che finisca presto e che tutto torni alla normalità nel breve tempo possibile, noi che per la nostra mente la concezione del tempo ha più forme, ci rendiamo conto in un istante che in certi frangenti il domani è davvero troppo lontano e che se questa fiera delle vanità finisse ORA staremmo tutti più sereni.

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