7 marzo 2014

Gregge classe 2004 quasi pronto al marchio.

Finalmente ci siamo! Tocco con mano la quint'essenza dell'idiozia!
Mio figlio è in quarta, ha dieci anni... L'età delle comunioni. ^_^
Era da tempo che aspettavo questo momento, ma il fatto che avessi immaginato ogni scena nel più piccolo dettaglio non sta diminuendo il mio divertimento.

Mamme in comunella fuori dalla scuola, l'argomento è ormai quello: Chi pulisce e prepara la chiesa? Chi ordina i fiori? Chi contatta il fotografo? In quale ristorante andare che ormai quelli dei dintorni son già tutti prenotati?
Sì, perché non è che qui siamo in una metropoli, abbiamo (mi pare) tre ristoranti e basta e le quarte del comprensivo sono due, ergo una quarantina di bambini. Per fortuna c'è una grossa percentuale di "infedeli" alla croce del cristo, tra musulmani e chi non gliene frega un cazzo, quindi è un lavoro che verrà spicciato al massimo in un paio di domeniche, ma i ristoranti restano sempre i soliti tre.
Poi ci sono i veri fogli da cento che se ne andranno al parrucchiere! Per l’occasione pure il nonno si riassetterà come non faceva dal giorno del matrimonio della propria figlia!
Pure il prete sarà pagato, nonostante percepisca già un succulento stipendio esentasse, oltre a ritrovarsi la chiesa linda e pinta.
«Non sai quanti soldi risparmi...» mi mugolò rassegnata una mamma proprio l’altro giorno. Mi limitai ad alzare un sopracciglio considerando che con le mie entrate queste manifestazioni non me le potrei comunque permettere...

In questo periodo la mia tranquillità spicca ancor più di quanto già faccia nei giorni normali.
In un paesiello di cinquemila anime è facile conoscersi anche se non ci siamo mai parlati. Non ci hanno mai visti in chiesa la domenica, i miei figli lasciano l'aula all'ora di cristianesimo (perdonate se non la chiamo ora di religione, ma dal momento che si parla di una sola mi pare tendenzioso usare un termine così generico), ancor meno li hanno visti a dottrina, o come più gentilmente viene chiamata, catechismo, ma sempre di indottrinamento si tratta e il prete che a ogni quaresima ci prova, viene educatamente fatto proseguire con un “grazie non ci interessa”. Quindi non si aspettano certo che io finisca a far parte di questa isteria collettiva.
Qualcuna mi guarda, io me ne sto lì, con la mia borsa del karate che aspetto l’uscita dei figlioli da scuola, poi andremo tutti in palestra e i loro discorsi frenetici mi entrano da un orecchio e da quell’altro mi escono.
«Eh, sai...» pare volersi giustificare una di loro, quella che forse pensa d’avere più confidenza, chissà, «... ci mettiamo d’accordo per la cerimonia...». Io sorrido compassionevolmente e con la pace interiore del Maestro Shifu, le uso le medesime parole:
«Oh, non serve spiegare...».

So che non potranno mai capire, è una questione di dottrina ricevuta e che adesso sta ai loro bambini subire.
Ad andar loro bene subiranno solo quella, in altri casi, sempre troppi, subiranno anche molestie da parte del prete.
Ma è giusto, ai cristiani piace così. I cristiani devono soffrire durante la loro vita, devono scontrarsi con le proprie debolezze esorcizzandole con la redenzione e subire quelle degli altri per poter assaporare la gioia del perdono.

E mentre quei “non so quanti” bambini si rinchiudono in una stanza a parlare dell’infinito, io porto i miei in un prato a toccarlo con mano, senza pretendere d’avere risposte sul perché vi siano così tante stelle in cielo...


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