24 giugno 2015

C'era una volta... tratto da una storia vera.

Buongiorno mondo!

Dunque la scuola è finita, gli scrutini sono finiti, le schede sono state consegnate e io odio avere sempre ragione!... Ma in questi casi mica tanto...

Sono una mamma rompicoglioni, questo c’è da ammetterlo e le mamme rompicoglioni nei paesielli fanno danni che appaiono più grandi di quello che sono, perché?

Semplice: perché il paesiello è un po’ come una piccola isola legittimante presupposti che rasentano il fondamentalismo. Ci si preoccupa del danno “ottico” che potrebbero creare le persone che vanno contro tendenza e non di quello “materiale” fatto da una cancrena farcita di abitudini e ignoranza.

Io sono importata, vengo da una grande città, torno regolarmente nella grande città, ho attività che non mi consentono di restare ancorata all’isola paesiella, non sono ignorante (nemmeno un genio ma consentitemi di non ritenermi un’inetta), ho uno scilinguagnolo velenoso e spesso piuttosto mortale e soprattutto non prendo mai per oro colato ciò che alcuni personaggi ritenuti attendibili nel paesiello dicono.
In definitiva sono pericolosa per l’equilibrio pacifico del paesiello... o potrei quanto meno esserlo.

Altro che extracomunitari straccioni e mezzi affogati che vengono qua a racimolare il racimolabile, io faccio del male se mi si pestano i piedi!

Mi hanno pestato i piedi... Brutta storia, ragazzi, brutta davvero, anche perché volevano farla scontare ai miei figli.

Okay, inutile circonvallare, io ce l’ho messa tutta per non fare nomi, citare luoghi o quant’altro, ma quando scrivi che senti puzzo di merda e le persone iniziano a uscire allo scoperto dicendo che hai scritto che loro hanno cagato... ti fai due domande, no?

Praticamente si fanno nomi e poi la colpa è mia?

Ma anche no. Intanto ti metti a cercare la cagata ed eventualmente chi l’ha mollata.

Galeotto pare sia stato facebook, nel lontano dicembre 2014, complice il terremoto di quel periodo, i colpevoli tanti e tutti accusati molto soggettivamente. Difficile sarebbe stato per un giudice restare neutrale davanti a tanti discorsi e dita puntate.

La telefonata.

“Oh, signora! Ma non viene a prendersi i suoi figlioli?”

Erano circa le 14,40... forse le 15, toh! Uscivano prima? No. E allora che succede?

Terremoto... Fortissimo! Terribbbilissimo! o come? Non l’ho sentito? Stupida io...

No, sinceramente io ‘sto fortissimo terremoto non l’ho sentito. E dire che sentii quello di L’Aquila, quello di Ferrara, ma questo qui proprio, manco una scorreggina. Quindi che mi dovevo andare a immaginare?

La perentorietà della telefonata mi aveva colto alla sprovvista, così come il tono piuttosto seccato della maestra con il quale la iniziò privandola di un buongiorno introduttivo e quando il tutto si fu calmato e i figlioli a casa mi lamentai senza cadere sullo specifico ma mantenendo sempre i toni di “c’era una volta in una galassia lontana lontana...” su facebook, perché ora è così che funziona, no?

Ovviamente qualcuno si accodò alle lamentele con i propri commenti.

I commenti erano un po’ meno lusinghieri del mio post, ma ancora nomi non ne venivano fatti e io me ne andai giuliva giuliva in vacanza natalizia dai miei. Dove non c’è connessione e durante le quali sotto quel mio post successe di tutto...

Le ringambine.

Ma al ritorno dalle vacanze, dopo una decina di giorni la bella sorpresa: colloquio con la preside!

M’incazzo. “Chi di voi due ha combinato che cosaaa!!!??”

Ma non ce l’aveva coi ragazzini e in ufficio preside mi ritrovo l’inquisizione al completo. Due referenti del corpo docente che iniziano a elencare offese, pretendere scuse, minacciare denunce...

Eh? Ma ce l’avete con me? Con Nowa Blu? E di grazia chi cazzo sarebbe ‘sta Nowa Blu? Ha offeso chi? Voi? Ci sono nomi? Il nome di qualche istituto? Di qualche paese? Che incompetente ‘sta Nowa Blu!

No, i nomi non ci sono ma si evincono. Da cosa? Forse vi riconoscete nella descrizione.

In men che non si dica il puzzo di merda che sentivo si è trasformato in una bella cacata fuori dal vaso, ma siccome furono tirati in ballo i miei figli, alla pretesa delle scuse le feci, ma poi mi chiesi perché tanto accanimento per un post assolutamente impersonale e tre commentini sotto di esso.

Controllo e... spariti i commentini. Ero rimasta da sola con un “maestra cazzona” in bocca che manco l’avevo detto io per prima, ma visto al momento potevo benissimo passare da pazza che faceva le palle e se le tirava. O più propriamente scriveva post e se li commentava.

Perché erano spariti i commenti? Eppure non mi parevano tanto gravi.

Chiedo i tabulati delle cronologie. Ho gli agganci, lo posso fare, sarà abuso d’ufficio ma che cazzo me ne fotte? Mica vi dico da chi sono andata a procurarmeli! Io nomi non ne faccio!

Arrivano e per la miseria! Che scandalo!

Gestione abburracciugata per ciò che concerne l’evacuazione dell’istituto fino all’incresciosa avventura di un bimbo in carrozzella rimasto bloccato al primo piano, con l’impossibilità di servirsi dell’ascensore e una rampa per disabili inaccessibile perché da finir di costruire!

E pensare che a maggio del 2014 fu fatta una bella festicciola d’inaugurazione (postai le foto sul profilo facebook) di una scuola da finir di fare, architettonicamente sicura, non nego, ma senza i minimi parametri per la disabilità.

Quest’ultima cosa non la dico io, la appresi su quei tabulati, leggendo la miriade di commenti che furono scritti da mezzo paese e poi prontamente cancellati, come appresi che i bambini che già avevano raggiunto il piazzale, si erano messi a piangere disperati verso il bimbo in carrozzella dicendogli di non preoccuparsi “adesso risalgo e moriremo insieme!!”

Da brividi, ammettiamolo. Non vorrei essere stata una delle maestre costretta a gestire una cosa come questa.

Ma forse era apparso troppo per quelle mammine di paese aver denunciato così apertamente, su un social network, mettendosi in contrasto con l’istituzione educativa che ancora aveva in grembo i propri figli. Perciò i commenti furono nottetempo cancellati.

Ma io li ho ancora e con nomi e cognomi.

Sette mammine, due babbini, la mia vicina di casa, una maestrina inviperita e me medesima. Tutti lì siamo, in quei tabulati delle cronologie.

Ah, a proposito, mi rivolgo alla mammina con la foto profilo a pucciosa bimbettaminkia: il tuo commento datato 24 dicembre alle ore 23,59 (ripeto 24 dicembre, ore 23,59) ci fa capire quale brava cristiana tu sia! A blaterare stronzate su facebook mentre il tuo prete scampanella la messa di mezzanotte per osannare la nascita, la duemila quindicesima, del Gesuccristo!

Brava.

Per farlo sparire il 27.

Cretina.

Dal 27 al 28 dicembre tutti i commenti sparirono. Poi non venitemi a dire che quella strana sono io.

La pagella del primo quadrimestre.

Tutto questo porterà alla sospetta insufficienza in condotta per ciò che concerne mio figlio maggiore, nonché a una deplorevole azione di mobbing, ma lo definirei più bullismo, da parte delle sue insegnanti.

Tale azione continuerà fino alla fine della scuola, perché ovviamente so che tutto ciò è anticostituzionale, che per dare voti del genere il ragazzino deve aver rasentato la delinquenza fuori e dentro la scuola, reiteratamente e qualunquemente [cit.].

Mentre chi conosce mio figlio resta da lui affascinato proprio per la dolcezza e l’educazione che emana come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.

Anche l’altro mio figlio non riceverà una pagella onorevole. Non potendolo colpire sulla condotta perché è un bambino tranquillissimo, sempre zitto e nel suo mondo, gli costellano la pagella di 5, snobbando bellamente una dislessia per la quale sono state avvertite ma di cui ancora non possedevo il certificato da mostrar loro.

Non potevano pretendere che me ne restassi zitta a subire, come ha fatto una certa mammina e il quale figlio immediatamente è migliorato nei risultati e nella condotta!

Peccato che tale ragazzino ce l’ho in palestra e, consentitemi, più che vivace e maleducato ‘sto qui mi pare tarato nel cervello proprio! E per nulla migliorato.
Comunque Al provveditorato ho le conferme che cercavo. Le insegnanti non potevano dare voti del genere senza che ci fossero a monte dei trascorsi degni di rilevanza, come una sospensione, delle note, dei richiami, facendo cadere dal pero una madre che non riconosce il proprio figlio sulla scheda di valutazione.

Infatti non ce l’ho riconosciuto e non ho mai firmato quella scheda.

L’interclasse.

Il fatto che fossi andata a documentarmi sulle modalità che occorrono a un’insegnante per arrivare a dare il 5 in condotta a un ragazzino delle elementari e delle insufficienze a un dislessico portato avanti senza strumenti adeguati deve aver urtato il senso di professionalità delle docenti e della signora dirigente d’istituto.

Richiamata ancora una volta mi verrà detto che il bambino non è affatto migliorato e che rischia la bocciatura.

Ovviamente la minaccia non poteva essere nemmeno presa in considerazione dopo tutta la documentazione che mi ero procurata.

Le cacate fuori dal vaso iniziavano a essere due e non volevo farmi vedere quella disposta a pulire.

Oltretutto mi fu fatta una colpa per la disaffezione nei confronti dell’istituzione educativa da parte di mio figlio, per via del mio comportamento dissacrante verso la scuola.

Iniziai a portarmi dietro i figli ogni qual volta ci fosse un colloquio. Mi ero stufata di sentire cose dalle maestre e tornando a casa e riferendo il tutto al ragazzino lo vedevo scoppiare a piangere e dire che erano bugiarde, che ce l’avevano con lui, che l’avevano preso di mira, che prendeva le colpe anche quando non c’entrava nulla.

Ma le insegnanti rallentarono le chiamate. Soprattutto dopo aver fatto una figura cacina dicendomi che i tabulati li avevano anche loro. “Sa, la Polizia Postale funziona per tutti...”

Polizia Postale? Ma non è la Polizia Postale che rilascia i tabulati, ma l’Antitrust e non certo così velocemente! A voi, così, senza richiesta da parte di un tribunale, tabulati riguardanti un mio profilo... Ma con chi credete di stare a parlare? Chi vi illudete di avere davanti?

Ma ammesso e non concesso, se li avete allora sapete di cosa e soprattutto di chi stiamo parlando, giusto? E dunque di grazia, perché continuate a scassare le wallere a me?

Da lì a poco ci fu l’interclasse, il cui resoconto fu diligentemente stilato dalle rappresentanti di classe e spacciato al resto dei genitori.

Una sfilza di ordini del giorno scandalistici riportarono a galla mamme che offendevano sui social network, bambini indisciplinati, genitori anche peggio, poco dialogo tra scuola e famiglia, sfiducia e disaffezione. Infine l’indire di una riunione straordinaria per parlare con tutti i genitori.

Riunione alla quale andai con mio figlio più grande, il delinquente in erba, curioso di scoprire se chi lo accusava sempre di cose che non commetteva avesse il coraggio di accusare anche me davanti a mezzo paese, e con il quale pensai bene di andarmene dopo appena mezz’ora, dopo aver ascoltato una serie di discorsi atti solo a scaldare la folla in attesa dell’accensione della pira.
Peccato che la strega da ardere non si fece sacrificare, smaterializzandosi altrove in sette secondi netti.

Tutte le mammine e i babbini restarono con tanto di pive nel sacco e si accontentarono di sparlare nuovamente alle spalle nello sgomento degli unici paio un po’ più degni d’esser chiamati “persone civili”.

Mi stavo giusto stufando di tutta questa fiera medievale quando una bella lettera protocollata da parte del provveditorato chiedeva alle maestrine di calmarsi e di evitare di cacare fuori dal vaso per la terza volta.

Ottenni dalla preside la garanzia che quel 5 in condotta non avrebbe precluso la promozione del bambino e che quello voleva essere solo un forte messaggio affinché egli cambiasse certi atteggiamenti come dire... poco consoni all’ambiente scolastico.

Okay, detta in soldoni volevano mettere a cuccia me, il bambino ha solo la colpa di essere mio figlio.

Il figlio di una rompicoglioni.

Le maestre si cucirono nel silenzio e devo ammettere che per un paio di volte l’ho temuto, ma ho voluto dare fiducia alla presa di coscienza in cui sono state obbligate dalla lettera protocollata.

L’ultimo tentativo.

Ma così io restavo impunita. Dopo tanto cacare fuori dal vaso che restava da fare?

Dal canto mio non mi andava di mandare mio figlio a scuola tutti i giorni a farsi perseguitare da quattro maestre che non aspettavano altro che una sua reazione e arrivare alla sospensione necessaria per confermare la condotta del primo quadrimestre.

Pianificando qualche “settimana di Pinocchio” ottenni una distensione nel bambino e tutto pareva procedere per il meglio. 

A questo punto già posso immaginare: “La signora ha due figli, giusto? Se il giochetto della condotta non ci permettono di farla funzionare, potremmo attaccarci alla sfilata di 5 dati nel primo quadrimestre all’altro figlio, quello dislessico.”

Mi mandarono a chiamare. Dovevano essersi ripassate le regole a cui devono sottostare per poter bocciare.

L’abitudine di portarmi dietro il figlio ai colloqui non lo avevo perso e il piccino venne con me.

“Lui resta?” Ignara di quanto mi avrebbero detto risposi di sì, però loro lo sapevano. Sapevano per quale motivo mi avevano chiamata. “No, perché non è una cosa bella.” 

Avevo anticorpi solidi, grazie alle loro colleghe insegnanti dell’altro mio figlio. Avanti, date fiato alle trombe.

“Sa, noi avevamo pensato di bocciarlo.”

Brave.

Non usate un cazzo di mappa didattica, non avete una benché minima idea di cosa sia una mappa didattica, lo avete tartassato tutto l’anno con interrogazioni, letture ad alta voce, problemi matematici, quando sarebbe bastato tradurre il tutto in disegnini. Ha rinunciato a collaborare con voi, s’è ancor di più chiuso a riccio nel suo mondo di disagio lessicale e ora lo volete bocciare?

E me lo dite davanti a lui invece di insistere perché lo facessi uscire per cinque minuti?

Ora immagino che domani pretendiate che si alzi entusiasta di venire a scuola per questi ultimi giorni.

Aspettate la mia benedizione per bocciarlo?

No, guardate. Facciamo così: voi lo passate in quarta e poi io gli cambio scuola. Lo mando dove c’è una referente DSA così prendiamo due piccioni con una fava: lui avrà le sue mappe didattiche e voi ve lo levate di culo. Vi piace il programmino?

Venendo via: “E io da domani che cazzo ci vengo a fare? Tanto hanno già deciso tutto.”

“Non hanno deciso un bel nulla e se io non voglio loro faranno anche meno. Domani andremo a vedere la nuova scuola. Tu fregatene e vai avanti per la tua strada e pensa a quale bel ricordino lasciare a queste maestrine.”

Iniziarono le “settimane di pinocchio” anche per mio figlio più piccolo e il ricordino che ha lasciato è stata una prova invalsi eccezionale!


Quello che non aveva le basi per proseguire!

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